Comitato di Berna

Giurist* ticinesi riunit* oltre Gottardo per i diritti fondamentali

La strumentalizzazione dell’UDC

1. Il nome dell’iniziativa è confuso e fuorviante

Cosa significa “autodeterminazione” in una società globalizzata? E chi sono i giudici stranieri dei quali parla l’iniziativa rispetto ai Diritti umani, che devono valere indiscriminatamente per tutte le persone sul nostro continente?

L’iniziativa UDC tratta temi molto complessi e delicati, che sono quello della gerarchia nel diritto e del rapporto fra diritto nazionale e diritto internazionale, e lo fa con nomi altisonanti e populisti – come al solito.

D’altronde, a ben vedere quest’iniziativa non ci fa nemmeno votare sui giudici stranieri, ma sull’obbligo di portare a referendum tutti i trattati internazionali (vedi questa pagina), idea che popolo e cantoni hanno già bocciato pochi anni fa.

2. Autodeterminazione – o infine un vero standard internazionale sui Diritti Umani?

Con quest’iniziativa l’UDC vuole ottenere quella che chiama “autodeterminazione”. Per raggiungere questo obiettivo vuole farci credere di voler rendere i “nostri” giudici completamente “indipendenti” dal diritto internazionale.

Autodeterminazione e indipendenza sono dunque concetti che vengono dipinti con una sfumatura positiva. Ma rendersi indipendenti da qualcosa ha una connotazione positiva solo se ciò di cui ci si libera è nocivo. L’UDC vuole farci credere che il diritto internazionale sia uno standard negativo per la Svizzera, quando invece lo scopo del diritto internazionale, sicuramente in materia dei Diritti umani, è proprio quello di stabilire un minimo denominatore comune, che si possa far rispettare sull’intero vecchio continente.

Al contrario di quanto racconta l’UDC, è giusto che i giudici svizzeri si orientino a questo standard continentale, perché esso rappresenta l’unico standard obiettivo di valori che tutti i paesi che hanno ratificato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo riconoscono e si impegnano a rispettare.

3. Ogni giudice è comunque sempre un po’ “uno straniero” per chi è a processo

Come ben ha detto Lukas Bärfuss alla trasmissione Arena (vedi qui), i giudici risultano sempre essere un po’ “stranieri” rispetto al processo. Il giudice infatti non può conoscere le parti, deve essere un perfetto sconosciuto, altrimenti è ritenuto prevenuto o potenzialmente parziale nella causa e può dunque essere ricusato.

D’altro canto i giudici non si devono lasciare influenzare da tendenze patriotiche o da eventuali correnti populistiche del momento, ma devono anzi pronunciarsi secondo gli ordinamenti giuridici in modo imparziale, mantenendo il sangue freddo.

Vale inoltre il principio che più delicata è la questione da apprezzare – come accade ad esempio in una violazione dei Diritti fondamentali -, più è importante che il giudice sia legittimato dalla comunità internazionale intera, non solo da questa o quella nazione. La Corte europea dei Diritti dell’Uomo è un organo che ha dimostrato di saper garantire tutto questo. Una corte non certo progressista, ma ben attenta a garantire quei diritti minimi a livello continentale che non possiamo permetterci di perdere.

Inoltre, senza peraltro citarli, l’Iniziativa attacca frontalmente i giudici svizzeri, rei di produrre una giurisprudenza che all’UDC non piace. Ma il Tribunale Federale è il tribunale di tutti, non solo dell’UDC! C’è ancora spazio per una società pluralista in questo Paese?

4. Il silenzio assordante dell’UDC sui giudici stranieri del TISA e del TTIP

Ve li ricordate i patti commerciali atlantici negoziati in gran segreto, sui quali gli anni scorsi si alzò una contestazione a livello continentale?

Ebbene, in quei patti era prevista l’istituzione di fumosi tribunali arbitrari che avrebbero permesso alle aziende di mezzo modo di condurre cause mettendo in discussione le leggi svizzere (ad esempio quelle di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici o quelle di tutela ambientale). Giudici non solo stranieri, ma pure privati, responsabili di decidere delle liti di aziende internazionali qualora non avessero ottenuto gli utili sperati “per colpa” di quelle leggi sociali.

Dov’era l’UDC quando si trattava di spiegare alla popolazione gli effetti di TISA e TTIP? Il silenzio fragoroso fa capire che, quando si tratta di moneta sonante, l’UDC non si cura troppo della nazionalità del giudice.

5. E comunque nelle cause della CEDU partecipano anche giudici svizzeri!

Ogni cittadina/o del nostro continente può fare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro decisioni che violano i suoi diritti umani. Per questo ogni Stato membro del Consiglio d’Europa invia un giudice, che è però completamente indipendente dalla propria nazione d’appartenenza. Il suo mandato prescrive infatti che debba rispondere solo alla logica dei Diritti umani. L’incaricata per la Svizzera è la Professoressa Helen Keller. I ricorsi, dal momento che sono considerati validi, sono giudicati da delle corti composte da 7 giudici.

In certi casi si può far ricorso contro le decisioni di queste “piccole” corti, attivando la Grande camera, composta da 17 giudici. Questa Grande camera può anche essere attivata direttamente dalle “piccole” corti se le decisioni sono particolarmente delicate o importanti. È evidente: l’obiettivo è creare uno standard internazionale sui Diritti umani, per tutelare i cittadini su tutto il continente.

Ebbene: in un ricorso trattato dalla Grande camera è sempre presente anche il giudice inviato dal Paese coinvolto nella causa in oggetto. Nella fattispecie, quindi, la giudice svizzera sarà presente nelle cause in cui è sotto osservazione la Svizzera, proprio per garantire la massima legittimità democratica possibile.

6. L’UDC e quel rapporto difficile con i Diritti umani

I tentativi di smantellamento dei Diritti umani contraddistinguono l’UDC in Svizzera. Le loro innumerevoli iniziative, che non sono compatibili con lo Stato di diritto e nemmeno con la Convenzione Europea dei Diritti Umani, lo possono dimostrare. Per fortuna il popolo ha cominciato a capirlo e nel febbraio 2016 ha ad esempio bocciato la loro “Iniziativa per l’attuazione” con il 58% dei voti.

Un ulteriore segnale d’allarme in questo senso arriva dall’opposizione dell’UDC contro l’iniziativa “sulla responsabilità delle imprese”, ovvero quell’iniziativa popolare che vuole imporre alle aziende svizzere di rispettare i Diritti umani anche all’estero. “Minaccia la nostra economia”, dicono. D’altronde questo partito dipende finanziariamente da alcuni miliardari che fanno affari d’oro all’estero. Ambito nel quale i Diritti umani contano purtroppo poco.

7. Ma perché toccare il rapporto non problematico tra diritto internazionale e costituzione?

La stragrande parte dei conflitti normativi al Tribunale Federale non si verifica tra il diritto internazionale e la Costituzione, ma tra il diritto internazionale e le leggi federali. Siamo d’accordo: in questo ambito la chiarezza non è massima, e lo abbiamo spiegato in questa pagina, arrivando comunque alla conclusione che cambiare sistema non è necessario.

Ma perché l’UDC vuole cambiare mezza Costituzione e farci votare in un ambito chiarissimo, mentre lascia intatte le questioni dove invece si potrebbe creare più chiarezza? La risposta è palese e non nuova: perché in realtà questa iniziativa dell’UDC non vuole risolvere nessun sedicente problema della Svizzera, ma vuole solo suonare le corde del populismo.

8. L’UDC vuole “germanizzare” la costituzione Svizzera

L’UDC vuole che, gerarchicamente parlando, la Costituzione stia sopra il resto del diritto federale. Si mette chiaramente contro la nostra tradizione: in Svizzera infatti sin dal 1848 la nostra Costituzione indica la direzione da prendere, ma non è uno strumento giuridico supremo.

Ma l’incoerenza dell’UDC cresce ancora: nonostante vogliano imporre questa nuova struttura gerarchica, non danno gli strumenti al Tribunale Federale per controllare la costituzionalità delle leggi. Capiamoci: o la Costituzione è sopra tutto, come ad esempio in Germania, o non lo è. E se lo è non può certamente avere le mani legate!

La soluzione dell’UDC cambia inutilmente il nostro sistema legale svizzero, in modo altamente incoerente e perciò pericoloso. Per farlo prende come esempio il paradigma germanico – che è poi il paradigma europeo -, quando in contemporanea si vanta di essere l’unico partito svizzero a rappresentare le peculiarità popolari svizzere.

 

 

 

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