Comitato di Berna

Giurist* ticinesi riunit* oltre Gottardo per i diritti fondamentali

L’abbiamo già respinta

Il popolo può già decidere sui trattati internazionali

Dal 2003 la Costituzione prevede che il popolo possa lanciare il referendum contro il diritto internazionale (art. 141 Cost.). Proprio come per le leggi emanate dal parlamento federale, ogni cittadino può raccogliere 50’000 firme e chiedere che i trattati che contengono norme di diritto siano sottoposti a votazione popolare.

Non è sempre stato così, prima il popolo non aveva voce in capitolo. È stato con la riforma totale della Costituzione federale del 1999 che il parlamento si è reso conto che bisognava aumentare i diritti popolari in questo ambito. In un mondo sempre più globalizzato era importante che il popolo potesse partecipare ed esprimersi su temi internazionali. Per i tribunali svizzeri, infatti, le leggi e i trattati sono sullo stesso piano (vedi: Perché non serve cambiare sistema) e devono quindi godere della stessa legittimazione popolare.

Il popolo ha già bocciato l’idea di un referendum obbligatorio…

Nel 2009 l’ASNI, la costola di destra dell’UDC, ha proposto l’iniziativa popolare chiamata “Rafforzamento dei diritti popolari in politica estera”. Chiedeva in sostanza di imporre un referendum obbligatorio su gran parte dei trattati internazionali importanti firmati dalla Svizzera, tra cui quelli che comportavano nuove spese di oltre 1 miliardo di franchi e quelli che delegavano alcune questioni giuridiche a dei giudici internazionali.

Il popolo (e i cantoni) il 17 giugno 2012 hanno schiantato l’iniziativa con il 73.7% di voti. Insomma: il popolo riteneva che la situazione di allora, la quale è d’altronde tuttora in vigore, fosse soddisfacente. Il diritto internazionale gode dunque già di una legittimazione popolare sufficiente.

…ma l’UDC ci ripropone la stessa minestra!

Dato che in Svizzera la legge nazionale e i trattati internazionali sono sullo stesso piano, entrambi sottostanno a referendum facoltativo. La nuova iniziativa dell’UDC per l’autodeterminazione (“sui giudici stranieri”) vuole invece che le leggi nazionali siano considerate come al di sopra dei trattati internazionali, eccezion fatta per i trattati internazionali sottoposti a referendum.

Ciò significa che l’unica garanzia per l’applicazione di un trattato internazionale è quella di vincere un referendum. Questo criterio non vale invece per le leggi, emanate però dallo stesso parlamento che ha ratificato il trattato internazionale.

Questa iniziativa UDC propone quindi una novità paradossale: il parlamento, che ratifica il trattato internazionale, ora dovrebbe sottoporlo a referendum per essere sicuro che i tribunali lo applichino. La logica invece vorrebbe che solo chi si oppone ad un nuovo trattato lanci il referendum!

Chiunque può capire che in realtà l’UDC sta rispolverando la sua iniziativa del 2009, semplicemente sotto un altro nome. Quell’iniziativa, che imponeva il referendum obbligatorio per i trattati internazionali, è la stessa che solo 6 anni fa veniva rifiutata da un dignitoso 73,7% dei cittadini e da tutti i Cantoni svizzeri.

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